Matdid: Materiale didattico di italiano per stranieri aggiornato ogni 15 giorni a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi - Scudit, Scuola d'Italiano Roma

 
    Roberto Tartaglione

55 GIORNI CHE HANNO
CAMBIATO L'ITALIA

 

Il "caso Moro": una storia che ha cambiato la storia
Per approfondire: I misteri del caso Moro
Comunicati BR: n.1, n.2, n.6, n.7 (falso), n.7 (vero), n.9
Vedi anche in Matdid: I (terribili?) Anni Settanta
Esercizi sul passivo con soluzione


LIVELLO INTERMEDIO 2

 

   

INDICI MATDID:    cronologico   |  per argomento   |   per livello   |   analitico

 

 
   
 

 

Il rapimento e l'assassino di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, è uno dei "Misteri Italiani" che ancora oggi provocano dibattiti e discussioni. Tutti sono però d'accordo su una cosa: se Moro non fosse stato ucciso la storia d'Italia negli ultimi decenni sarebbe stata diversa.
Difficile raccontare questa storia in modo sintetico. Procederemo quindi in questo modo: in questa pagina faremo SOLO un riassunto di quello che è successo, quello cioè che gli italiani hanno visto e sentito in quei 55 giorni del 1978. Nessun riferimento a misteri, a sospetti politici o a complotti.
In un'altra pagina scriveremo "cosa" in tutta questa storia non era e non è stato chiarito ancora oggi.
Cominciamo quindi con i fatti, con la descrizione della cronaca di quei giorni.

Il 16 marzo del 1978 in Italia deve nascere il primo governo di Solidarietà Nazionale, una specie di "Große Koalition" di tanti anni fa: la Democrazia Cristiana, il principale partito di Governo dal 1946, per la prima volta nella storia della Repubblica avrà l'appoggio del Partito Comunista, il principale partito di opposizione. A ideare la Solidarietà Nazionale è stato il presidente della DC: Aldo Moro.
Quella stessa mattina però un telegiornale straordinario dà notizia di un fatto che avrebbe poi cambiato la storia d'Italia.

Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, è stato rapito dalle Brigate Rosse, l'organizzazione terroristica più potente di quegli anni. In un agguato organizzato con efficientissima "tecnica militare", i cinque uomini della scorta vengono uccisi: Moro è caricato su un'automobile e portato via.
Il giorno 18 marzo arriva il Comunicato n. 1 delle BR, con una foto che dimostra che il politico è ancora vivo:


Quella  stessa mattina il Ministro degli Interni Francesco Cossiga organizza un Comitato Speciale (coordinamento fra polizia, carabinieri e guardia di finanza) per gestire il Caso Moro. Al comitato partecipano anche esponenti di servizi segreti inglesi, tedeschi e soprattutto americani.
Da quel giorno in poi, per 55 giorni, l'Italia è come paralizzata: esercito, forze dell'ordine, servizi segreti italiani e stranieri sono tutti alla ricerca della prigione dove è tenuto l'uomo politico.

Il 26 marzo arriva il Comunicato n. 2 delle BR: è cominciato il processo del popolo contro Aldo Moro ritenuto responsabile di 30 anni di politica democristiana e importante esponente del "SIM" (Stato Imperialista delle Multinazionali).

Il mondo politico si spacca sostanzialmente in due: da un lato c'è chi sostiene che bisogna trattare con le Brigate Rosse per la liberazione di Moro e dall'altro chi sostiene che con i terroristi non si deve trattare mai (i più intransigenti per una politica della "fermezza" e della non-trattativa sono proprio democristiani e comunisti).

Per lunghissime settimane la storia continua senza mai sbloccarsi: Moro scrive più di 80 lettere a politici, a familiari, ad amici e perfino al Papa per indicare una soluzione e per suggerire come avviare una trattativa. Le Brigate Rosse continuano con i loro comunicati ad informare i giornali e l'intera nazione sul processo ad Aldo Moro.

Nel Comunicato n. 6 (15 aprile) si dà l'annuncio che il processo è terminato e che il prigioniero è stato condannato a morte. Per tutte le settimane successive vanno avanti indagini, proposte di scambi prigionieri, contatti col Vaticano, complicati tentativi di soluzione della situazione. Ma lo Stato sostanzialmente ha deciso di non trattare.
Il 5 maggio arriva il Comunicato n. 9, l'ultimo:
"Concludiamo la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato"

Il giorno 9 maggio ecco la tragica conclusione della storia. Il prof. Tritto, amico e collaboratore di Aldo Moro, riceve l'ultima telefonata dalle Brigate Rosse.

   
– Pronto?
– È il professor Franco Tritto?
– Chi parla?
– Il dottor Niccolai.
– Chi Niccolai?
   
– E’ lei il professor Franco Tritto?
– Sì… Ma io voglio sapere chi parla.
- Brigate Rosse.
- ... va bene.
- Ha capito?
- Sì.

- Adempiamo alle ultime volontà del Presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell’onorevole Aldo Moro…
- Che cosa dovrei fare?
– Mi sente?

– No, se può ripetere, per cortesia…
– No, non posso ripetere, guardi… Allora, lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Caetani…
– Via?

– Caetani. Lì c’è una Renault 4 rossa… I primi numeri di targa sono N5.
– N5… Devo telefonare io?.

– No, dovrebbe andare personalmente.
 

– Non posso...
– Non può?
(Tritto non risponde. Piange)
– Dovrebbe per forza.
– Per cortesia, no…
– Mi dispiace, ma… Cioè, se lei telefona non… Verrebbe meno all’adempimento delle richieste che ci ha fatto espressamente il Presidente.
 

 


Questa, molto brevemente, la "storia ufficiale",
quella che tutti gli italiani in quei giorni hanno visto in televisione,
letto sui giornali e sentito per radio.
Ma, per chi non vuole accontentarsi della "verità ufficiale"
ecco un link per approfondire la questione


 

 
  
   

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