Matdid: Materiale didattico di italiano per stranieri aggiornato ogni 4 settimane, a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi - Scudit, Scuola d'Italiano Roma

 

 

Roberto Tartaglione


SALVATORE GIULIANO

La storia, troppo spesso romanzata, di un bandito di tanti anni fa. Con sorprendenti analogie con la storia di oggi. E un video didattico.
Esercizi con soluzione

LIVELLO ELEMENTARE 2


 

 

   

 

INDICI MATDID:    cronologico   |  per argomento   |   per livello   |   analitico

 

   
 
La storia di Salvatore Giuliano sembra proprio un romanzo: e il romanzo del bandito giovane e bello, con il fascino del rivoluzionario, un po' Pancho Villa e un po' Robin Hood, è lo spunto ideale per un film. Infatti ce ne sono almeno due su questo personaggio.

Peccato però che la storia vera, purtroppo, non sia bella per niente: non solo si tratta di un normale bandito da strada che è stato utilizzato dai "poteri forti" per mantenere il potere con la violenza. Ma la sua storia segna per l'Italia l'inizio di un rapporto fra criminalità, mafia e politica che non si è mai interrotto e di cui perfino in questi giorni stanno parlando i giornali.

Inauguriamo con questa lettura - sempre didattica ovviamente - un nuovo sistema: il testo è infatti illustrato da un video che abbiamo montato per facilitare la comprensione. Speriamo che vi piaccia!  

 
 

 

Salvatore Giuliano nasce a Montelepre, in Sicilia, nel 1922.

Nel 1943, a 21 anni, uccide un carabiniere: comincia così la sua storia di bandito.

L'anno dopo organizza l'evasione di suoi
familiari prigionieri nel carcere di Monreale:
nasce il primo nucleo della sua banda.

Nel 1945 da bandito si trasforma in "guerrigliero" separatista e diventa colonnello dell'EVIS, l'esercito per l'indipendenza della Sicilia.

In questo periodo ha anche l'appoggio degli americani. Intorno a lui nasce l'immagine di un personaggio come Robin Hood.

Nel 1946 la Regione Sicilia ottiene lo Statuto Speciale e diventa "Regione Autonoma". L'esercito indipendentista si scioglie e Giuliano torna a essere "solo" un bandito.

Giuliano è però "un mito": ha molti amici importanti e sa usare bene i media. Nel 1947 rilascia anche interviste a giornalisti italiani e stranieri che lo fotografano e lo filmano.
Lo Stato Italiano sembra davvero poco interessato a prenderlo.

Il 1° maggio 1947 l'azione più famosa del bandito: a Portella della Ginestra lui e i suoi uomini sparano sulla folla di manifestanti che partecipano a un comizio sindacale per i diritti
dei lavoratori. Ci sono 11 morti e 27 feriti.
Perché un bandito compie un'azione così
politica?

Tra il 1947 e il 1950 Giuliano compie ancora azioni criminali a sfondo politico: attacca sedi sindacali, uccide politici progressisti e qualche volta lascia dei volantini dove esorta i siciliani a tenersi lontano dal comunismo.
In queste azioni muoiono anche decine e decine di carabinieri.

Ma il bandito è ormai un personaggio scomodo per tutti, per il potere politico e anche per la mafia.
Nel 1950 molti membri della banda Giuliano
sono catturati proprio grazie a un accordo fra mafia e carabinieri.

Nel 1950 Salvatore Giuliano è trovato morto in un cortile a Castelvetrano. I carabinieri dicono
di averlo riconosciuto e di avergli sparato.

La storia sembra finita, ma in realtà comincia
solo ora. Tutta la vita di Giuliano è infatti un mistero: che rapporti aveva con lo Stato Italiano? E con i Servizi Segreti americani?
E con la mafia? E con le organizzazioni terroristiche neo-fasciste?

E chi lo ha ucciso veramente?

Un giornalista qualche giorno dopo la sua
morte scrive un famoso articolo intitolato
"Di sicuro c'è soltanto che è morto".

E oggi... non è più sicuro nemmeno questo.

La vicenda di Salvatore Giuliano è la prima di
una lunga serie di storie criminali che continuano ancora oggi e che i giornali chiamano di solito "Misteri Italiani".
In tutte queste storie il punto in comune è sempre il rapporto tra Stato, mafia, forze dell'ordine, organizzazioni terroristiche,
criminalità comune e Servizi Segreti, italiani e stranieri.
 

GLI AMERICANI E L'ITALIA

L'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia) è l'organizzazione armata che combatte per la secessione della Sicilia dall'Italia.
Gli americani, che sono nel Sud Italia dal 1943, oltre a combattere tedeschi e nazi-fascisti, in quel periodo si preoccupano specialmente di impedire che dopo la fine della guerra l'Italia diventi un paese comunista.
Proprio per questo stringono alleanze con tutte le forze, legali e illegali, che in futuro potranno permettere agli USA di mantenere il controllo sul territorio italiano: da qui i rapporti con la criminalità mafiosa, da sempre anticomunista, con i servizi segreti italiani, da sempre legati a doppio filo con la CIA e anche con gli indipendentisti siciliani.
Per un certo periodo si pensa addirittura di trasformare la Sicilia nel 51° Stato degli Stati Uniti d'America.
 
A CHI SERVE GIULIANO

Come molti mafiosi contemporanei, latitanti per 20 o 30 anni, anche Salvatore Giuliano, ricercatissimo dalla polizia, viveva la sua vita tranquillamente, fra il suo paese in Sicilia e Roma.
La sua sicurezza dipendeva evidentemente dal fatto di sentirsi protetto dalle istituzioni con cui collaborava per i "lavori sporchi". Giuliano infatti con le sue violenze blocca lo sviluppo della coscienza democratica fra contadini e braccianti siciliani: paralizza la crescita sindacale e rallenta l'avanzata dei partiti di sinistra.
Insomma, fa il gioco dei proprietari terrieri, della vecchia aristocrazia, dei servizi segreti americani e in qualche modo anche quello della DC romana che può contare sulla Sicilia come sul bacino elettorale più importante.
Il ruolo di Giuliano è lo stesso che in seguito sarà svolto in modo più esclusivo dalla mafia.
 
CHI LO HA AMMAZZATO?

Certo non è morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri: la foto del suo cadavere lo conferma. Colpito dalle pallottole su un fianco e sdraiato a pancia in giù, il sangue dovrebbe essere in terra. Invece è tutto sulla sua schiena, come se fosse stato colpito mentre è disteso su un letto.
E questo dice due anni dopo il suo luogotenente Gaspare Pisciotta. Lo avrebbe assassinato lui mentre dormiva.
Anche questo forse non è vero e l'assassino potrebbe essere invece un mafioso.
Lo stesso Pisciotta,
condannato all'ergastolo e sentendosi tradito dallo Stato, in tribunale promette la verità su chi ha veramente realizzato la strage di Portella della Ginestra, sui rapporti della banda Giuliano con il potere politico, sui nomi delle persone coinvolte. E grida in tribunale: "Banditi, Polizia e Mafia sono un corpo solo, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo!"."
Ma dopo pochi giorni Pisciotta morirà avvelenato in carcere. E anche questa verità resterà nascosta, forse per sempre.

         

 


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