SCUDIT, SCUOLA D'ITALIANO ROMA, PRESENTA MATDID, MATERIALI DIDATTICI DI ITALIANO PER STRANIERI
A CURA DI ROBERTO TARTAGLIONE E GIULIA GRASSI


 

Materiale: n. 280  -  Data: 06.10.2013  - Livello: intermedio 1 (B1) - autore: Roberto Tartaglione

IL GALATEO

Adattamento dal "Galateo" di Monsignor Giovanni della Casa (scritto fra il 1551 e il 1555)
Link: Il Galateo... oggi
Esercizi vari di livello B1: Esercizi con Soluzione


I materiali di Matdid sono scaricabili liberamente come supporto per lezioni di italiano. Ne è vietata la pubblicazione su carta o in formato digitale salvo autorizzazione.

Matdid dal 2015 a oggi

Matdid dal 2011 al 2015

Matdid dal 2007 al 2010

Matdid dal 1999 al 2006


 
Non c'è dubbio che questo testo non sia proprio modernissimo: 500 anni non sono pochi.
Eppure molti dei comportamenti segnalati da Monsignor Giovanni della Casa come "poco adatti alla civile convivenza" appaiono ancora oggi come degni di essere segnalati.
In ogni caso, come diceva lo stesso autore:
so bene che tutte queste cose sono ovvie e note a tutti.
Ma non si sa mai!
   

 

 

 

Non è una buona abitudine porgere agli altri una cosa puzzolente da annusare. Ma molti lo fanno con insistenza: ce l'avvicinano al naso dicendo "Sentite come puzza!", mentre dovrebbero dire "Non annusatela perché puzza!"

È abbastanza fastidioso sentire digrignare i denti o fischiare: e ancora di più non si dovrebbe cantare, specialmente quando non si ha una bella voce (mentre succede spesso che la gente più è stonata più si diverte a cantare ad alta voce!)

Ci sono poi quelli che tossendo o starnutendo fanno un rumore così forte che assordano tutti, per non parlare di quegli altri che spruzzano il viso ai presenti. E si trova pure chi sbadigliando raglia come farebbe un somaro.

Dopo che uno si è soffiato il naso, non dovrebbe aprire il fazzoletto e guardarci dentro come per cercare perle e rubini. Non è bello neanche mettere il naso sul bicchiere di vino che un altro vorrebbe bere, perché dal naso potrebbero cadere quelle cose che normalmente fanno un po' schifo.

Ci sono quelli che hanno l'abitudine di storcere la bocca o gli occhi, di gonfiare le gote o fare versi simili. Non sta bene sospirare e lamentarsi. Ma soprattutto è brutto stirarsi in pubblico e, stirandosi gridare "Ahi, ahi, ahi!" come direbbe il contadino che si sveglia nel pagliaio.

Bisognerebbe ancora fare un po' di attenzione anche al modo di parlare: ci sono quelli che parlano solo dei propri figli (mio figlio ieri sera mi ha fatto morire dal ridere! Non potete immaginare quanto è intelligente quel bambino!); altri che raccontano i propri sogni con grande interesse per i particolari e si meravigliano grandemente per ogni sciocchezza che raccontano.  Infine sarebbe bene non ridere mai delle proprie battute (che è un po' come farsi i complimenti da soli), perché è chi ascolta che deve ridere, non chi parla.

Ma io lo so già: i miei lettori diranno che tutte queste cose sono ovvie e note a tutti.