Matdid, materiali didattici di italiano per stranieri a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi, Scuola d'Italiano Roma

 
 

Roberto Tartaglione

 

SEI VIVO?
DIMOSTRALO!

  

Burocratese e certificati: come convivere con la pubblica amministrazione

 Burocrazia e genialità: il primo contratto di lavoro di Michelangelo

 

Livello intermedio 2


 
Da molti anni si parla di eliminare il burocratese (cioè la lingua dell'amministrazione, quella che si usa nei documenti e nei certificati, nelle leggi e nelle lettere commerciali, negli annunci pubblici o nei contratti sociali).
Ma è difficile eliminare una tradizione così ben consolidata: ancora oggi resistono fortemente parole come de cuius (persona che ha lasciato una eredità), all'uopo (perciò), testé (appena), laddove (mentre), altresì (anche)  e hanno grande successo forme inglesi tipo devolution e deregulation (che ci fanno rimpiangere una vecchia canzone di Adriano Celentano che si chiamava ironicamente svalutescion).
E poi sono sempre molto usate formule come il succitato Tizio che si occupa dell'espletamento di una procedura, dopo aver rilevato l'urgenza di provvedere in merito, o dopo aver ravvisato la necessità di un sollecito intervento, sempre pronto poi a restare in attesa di un cortese riscontro.
 
Qualcosa sullo stile delle lettere ufficiali si trova già in Matdid, vedi Mi pregio informarla.
Qui invece riportiamo qualche esempio del linguaggio tipico delle certificazioni, indicando anche quali certificati sono più comunemente richiesti in Italia (con qualcosa di sorprendente, forse, per qualche straniero)

  
L'Italia è un paese ricco, anzi, ricchissimo, di leggi, burocrazia, documenti e certificati. Ma da alcuni anni anche qui la burocrazia cerca di semplificarsi. Oggi è infatti possibile fare l'"autocertificazione". Infatti
 

Sono comprovati con dichiarazioni, anche contestuali all'istanza,
sottoscritte dall'interessato e prodotte in sostituzione
delle normali certificazioni i seguenti stati, qualità personali e fatti...

Non è chiarissimo vero?
Il fatto è che questo è "burocratese", la lingua dell'amministrazione, quella che si usa appunto per i certificati e i documenti. La frase di prima significa solo: "i cittadini possono sostituire con una dichiarazione i seguenti certificati". Autocertificazione, insomma.
E l'autocertificazione vale per dichiarare:

  • data e il luogo di nascita;
  • residenza;
  • cittadinanza;
  • godimento dei diritti civili e politici;
  • stato di celibe, coniugato, vedovo o stato libero;
  • stato di famiglia;
  • esistenza in vita;
  • nascita del figlio, decesso del coniuge, dell'ascendente o discendente;
  • iscrizione in albi, registri o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
  • appartenenza a ordini professionali;
  • titolo di studio, esami sostenuti;
  • qualifica professionale posseduta, titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica;
  • situazione reddituale o economica anche ai fini della concessione dei benefici di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali;
  • assolvimento di specifici obblighi contributivi con l'indicazione dell'ammontare corrisposto;
  • possesso e numero del codice fiscale, della partita IVA e di qualsiasi dato presente nell'archivio dell'anagrafe tributaria;
  • stato di disoccupazione;
  • qualità di pensionato e categoria di pensione;
  • qualità di studente;
  • qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili;
  • iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo;
  • tutte le situazioni relative all'adempimento degli obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio matricolare dello stato di servizio;
  • di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della vigente normativa;
  • di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali;
  • qualità di vivenza a carico;
  • tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile;
  • di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento e di non aver presentato domanda di concordato

 
E in pratica come si fa?
Semplicissimo: se devo dichiarare dove e quando sono nato (se devo fare cioè una dichiarazione sostitutiva del "certificato di nascita") basta prendere un foglio di carta e una penna e scrivere, sotto la mia completa responsabilità, una dichiarazione di questo tipo:

 

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE
DEL LUOGO E DELLA DATA DI NASCITA

(artt. 45 e 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445)

Il sottoscritto, Roberto Tartaglione, nato a Roma il 19 gennaio 1980 e residente a Roma in Via Nazionale 204,  consapevole delle sanzioni penali richiamate dall'art. 76 del D.P.R 28/12/00 n . 445 in caso di dichiarazioni mendaci e della decadenza dei benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere, di cui all'art. 75 del D.P.R. del 28/12/00 n. 445 ai sensi e per gli effetti dell'art. 47 del citato D.P.R. 445/2000;
sotto la propria responsabilità

DICHIARA

di essere nato a Roma il 19 gennaio 1989

(Esente da imposta di bollo ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)

 

E lo stesso sistema funziona più o meno con tutte le dichiarazioni di questo genere: devo dichiarare che sono cittadino italiano? Facilissimo. La prima parte è sempre la stessa, la dichiarazione cambia:

 

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE
DI CITTADINANZA ITALIANA

(artt. 45 e 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445)

Il sottoscritto, Roberto Tartaglione, nato a Roma il 19 gennaio 1980 e residente a Roma in Via Nazionale 204,  consapevole delle sanzioni penali richiamate dall'art. 76 del D.P.R 28/12/00 n . 445 in caso di dichiarazioni mendaci e della decadenza dei benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere, di cui all'art. 75 del D.P.R. del 28/12/00 n. 445 ai sensi e per gli effetti dell'art. 47 del citato D.P.R. 445/2000;
sotto la propria responsabilità

DICHIARA

di essere CITTADINO ITALIANO
secondo le risultanze del comune di ROMA

(Esente da imposta di bollo ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)

  

E così via: il sottoscritto dichiara  di non aver riportato condanne penali e di non avere procedimenti penali pendenti (certificazione di assenza di condanne penali), oppure dichiara di essere nello stato di disoccupazione (certificato di disoccupazione), o di godere dei diritti politici (certificato di godimento dei diritti politici).

Certo un po' più imbarazzante è dover dichiarare di essere vivo (certificato di esistenza in vita):

 

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE
DI ESISTENZA IN VITA

(artt. 45 e 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445)

Il sottoscritto, Roberto Tartaglione, nato a Roma il 19 gennaio 1980 e residente a Roma in Via Nazionale 204,  consapevole delle sanzioni penali richiamate dall'art. 76 del D.P.R 28/12/00 n . 445 in caso di dichiarazioni mendaci e della decadenza dei benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere, di cui all'art. 75 del D.P.R. del 28/12/00 n. 445 ai sensi e per gli effetti dell'art. 47 del citato D.P.R. 445/2000;
sotto la propria responsabilità

DICHIARA

di essere tuttora in vita.

(Esente da imposta di bollo ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)

 

Un po' più diplomatico il certificato anti-mafia (un certificato tutto italiano in cui si richiede al cittadino di dichiarare sotto sua personale responsabilità di non essere un mafioso). Siccome sarebbe poco elegante scrivere "Il sottoscritto dichiara che non fa parte di Cosa Nostra e che non ha mai ammazzato nessuno" si preferisce quest'altra formulazione:

 

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI
CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA

(artt. 45 e 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445)

Il sottoscritto, Roberto Tartaglione, nato a Roma il 19 gennaio 1980 e residente a Roma in Via Nazionale 204,  consapevole delle sanzioni penali richiamate dall'art. 76 del D.P.R 28/12/00 n . 445 in caso di dichiarazioni mendaci e della decadenza dei benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere, di cui all'art. 75 del D.P.R. del 28/12/00 n. 445 ai sensi e per gli effetti dell'art. 47 del citato D.P.R. 445/2000;
sotto la propria responsabilità

DICHIARA

che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza o di sospensione previste dall'articolo 10 della legge n. 575 del 1965.

(Esente da imposta di bollo ai sensi dell'art. 37 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)


 
Tutte queste autocertificazioni sono "Esenti da imposta da bollo". Questo significa che sul foglio di carta su cui scriviamo la nostra dichiarazione non è necessario mettere una marca da bollo. Che cos'è la marca da bollo?
 

In molte nazioni la marca da bollo non esiste: si tratta di una specie di "francobollo" che si deve attaccare su documenti di vario genere. Esistono marche da bollo da 5 Euro, da 10 Euro o anche da 30 Euro. A che servono? A niente, sono solo una tassa.
Sul passaporto, per esempio, gli italiani devono applicare ogni anno una Marca da bollo da 33,99 Euro. Senza questa marca il passaporto non vale e non si può uscire dall'Italia per andare in paesi al di fuori della Comunità Europea. Fantasioso, no?

  
Naturalmente burocrazia e burocratese riguardano più gli italiani che gli stranieri. Ma anche uno straniero che in Italia chiede un permesso di soggiorno, un visto, un'autorizzazione, oppure vuole fare una denuncia o anche iscriversi ad una università, facilmente entra in contatto con questo "strano" mondo.
E d'altra parte - visti i tempi che corrono - bisogna essere sempre pronti a dare "le proprie generalità": come è successo a quel tipo che giorni fa ha ingiuriato Berlusconi (gli ha gridato per strada "Berlusconi! Fatti processare! Farai la fine di Ceausescu!"). Il Capo del Governo Italiano ha allora deciso che farà prendere le generalità e identificare dalla polizia chiunque lo offenda.
Provocando così inevitabilmente la satira del noto vignettista Vauro...