Růžena Zátková, una boema in Italia, di Marina Giorgini, Matdid-Scudit, Italiano per stranieri


SCUDIT, SCUOLA D'ITALIANO ROMA, PRESENTA MATDID, MATERIALI DIDATTICI DI ITALIANO PER STRANIERI
A CURA DI ROBERTO TARTAGLIONE E GIULIA GRASSI


 

Materiale: n. 313  -  Data: 01.07.2018  - Livello: intermedio 1 (B1) - autore: Marina Giorgini

 

RŮŽENA ZÁTKOVÁ:
UNA BOEMA IN ITALIA

 
Di solito a luglio Matdid va in vacanza: ma questo testo su un personaggio così particolare, così internazionale e così rivoluzionario, non potevamo perdercelo!


 


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Chi è Růžena Zátková? E soprattutto che relazione ha con l’Italia?
Oggi questo strano nome impronunciabile (si legge "Rugena" con la g fiorentina) non ci dice niente: eppure al suo tempo era una delle donne più cosmopolite e affascinanti di Roma. Artista bellissima, poliglotta, corteggiata da tantissimi uomini, ha avuto una vita avventurosa durante la quale ha incontrato dei personaggi eccezionali.
Leggiamo la sua storia.

Růžena Zátková a Praga, 1908 ca. Los Angeles, Research Library, Getty Research Institute



Růžena Zátková nasce nel 1885 in un paesino della Boemia meridionale da una famiglia prestigiosa e colta. Sia il padre che la madre sono amanti dell’arte e della musica.
A 16 anni si trasferisce a Praga e comincia la sua formazione artistica nello studio di un pittore tardo impressionista.
Nel 1908 va a Monaco di Baviera per un soggiorno‐studio, ma invece di studiare pittura si fidanza con un giovane barone prussiano. La sua famiglia però, cattolica e ultranazionalista, la costringe a lasciarlo e a tornare a casa.
A Praga, nel 1910, si sposa con un nobile di San Pietroburgo (ortodosso!) che è anche un diplomatico dell’Ambasciata Russa a Roma. I neosposi si trasferiscono nella capitale italiana, in una casa per niente modesta di Vicolo del Bottino, la stradina accanto alla Scalinata di Trinità dei Monti (proprio dove oggi è l’ingresso della metropolitana).

La loro casa, vicina al Caffè Greco, è frequentata da intellettuali, artisti e politici italiani e stranieri. Tra questi c’è anche lo scultore croato Ivan Meštrović che si innamora subito di Růžena. Anche lei lo ama, ma di un amore spirituale. Lui non è molto felice di questa cosa, ma accetta la relazione platonica.
Nell’estate del 1913 Růžena va in vacanza a Mallorca. Qui conosce una colonia di artisti, tutti uomini spagnoli e sudamericani, che vivono in una specie di comunità hippy, in case dei pescatori trasformate in studi d’arte. Il pittore messicano Roberto Montenegro si innamora di lei, ma lei... niente!
Quando torna a Roma affitta uno studio in Via Margutta, dove ci sono atelier di pittura già dal Seicento. Quindi: vive in Piazza di Spagna, lavora in Via Margutta e prende il caffè in Via dei Condotti, beata lei!

Poi in città arriva Djagilev con i suoi Balletti e con il suo compositore di fiducia Igor Stravinskij che (incredibile eh?) si innamora di Růžena; per lei invece è solo un caro amico. Questi russi però la intrigano parecchio e infatti va prima a Capri, dove ci sono molti esuli rimasti dai tempi di Lenin e Maksim Gor'kij, e poi in una bellissima villa in Svizzera dove diventa molto amica della famosa coppia di artisti Larionov – Gončarova.

Di nuovo a Roma inizia a frequentare anche gli italiani, in particolare i futuristi e soprattutto Giacomo Balla che diventa suo maestro di pittura.
Tutti e due amano le dottrine esoteriche e così iniziano a organizzare delle sedute spiritiche. Si ritrovano nei salotti delle famiglie più ricche di Roma e, intorno a un tavolino rotondo, invocano gli spiriti. Růžena scrive tutto in un diario, dove disegna anche i ritratti spiritici dei partecipanti.
In estate va sempre al mare e questa volta parte per San Sebastian perché lì ci sono i suoi amici dei Balletti Russi. Ma si ammala gravemente di tubercolosi. Alla fine di agosto, nel 1916, è ricoverata nel sanatorio svizzero di Leysin e ci rimane per tre anni.

Appena sta meglio torna in Italia e va in un villaggio piemontese ai piedi del Monte Rosa perché ha bisogno dell’aria pura di alta montagna. Arriva a trovarla un ragazzo abbastanza giovane di nome Arturo Cappa che… (indovinate?) si innamora di lei! E questa volta lei si concede!
Divorzia dal principe russo e si fidanza con questo italiano comunista, amico e collega di Antonio Gramsci. In più lui è il cognato di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore e capo del Futurismo.
Allora Růžena, che ora vive in un casolare di campagna vicino a Genova con il nuovo marito, diventa un’artista futurista. È una delle poche donne che fa parte di questo movimento “maschilista” ed è l’unica che partecipa a un sacco di mostre, anche personali. La sua arte è molto varia ed eterogenea: dipinti, sculture, costumi teatrali, opere letterarie, illustrazioni per libri, disegni psichici, opere totalmente astratte ed altre quasi iperrealistiche.

La sua carriera appena decollata ha però una fine tragica: per una ritorno della tubercolosi è ricoverata di nuovo a Leysin dove muore nell’ottobre del 1923 a soli 38 anni.

R. Zátková, Marinetti [o Marinetti (luce solare)], 1921-febbraio/marzo 1922.  Olio su tela, cm 106 x 95. Roma, coll. priv.